Storia
Noi Conosciamo l'idromele dai Greci e dai Romani, perché questi furono i primi a lasciarcene testimonianze scritte, ma la bevanda ebbe probabilmente origine nell'Africa centro-orientale dove si presume siano comparsi i primi ominidi ed abbia compiuto il percorso verso nord attraverso le popolazioni del Corno d'Africa, i Nubiani e gli Egizi, i quali lo fecero conoscere ai Cretesi. Ed è a Creta che si hanno le prime testimonianze scritte sull'idromele. Anzi queste testimonianze ci dicono che quando nella Grecia minoica, 2000 anni avanti Cristo, nasce il mito di Dioniso, il futuro Bacco dei Romani, i cretesi non conoscono il vino. Com'è possibile che il dio che rappresenta l'ebbrezza dell'alcol sia nato nell'assenza di vino! Karl Kerenyi nel suo "Dionisio" sostiene che i cretesi conoscessero bene però l'idromele e che anzi tutti i miti greci sono impregnati di miele ed idromele, il nettare e l'ambrosia cibo e bevanda degli Dei. Nella Grecia antica, nettare ed ambrosia vengono citati indistintamente come se fossero due aspetti diversi dello stesso prodotto. In seguito, in tempi più recenti, il nettare viene citato come bevanda e l'ambrosia come cibo. In realtà l'idromele per il suo alto costo, non fu mai bevanda popolare, ed anche nelle classi abbienti non fu mai bevanda popolare, ed anche nelle classi abbienti non fu la bevanda che accompagna il cibo, ma la bevanda rituale e dei sacrifici ed anche costituente della panacea, la sostanza che guarisce da tutti i malanni.
Per questo secondo aspetto e quasi logico che l'idromele conservi le virtù del suo componente principale, il miele che cura malattie del corpo e dello spirito, non dimentichiamo che anche nelle farmacopee che distano da noi solo alcuni decenni, miele cera, idromele, ossimele, propoli ed altri prodotti delle api sono presenti in forze. Difatti idromele ed ossimele in primis come estrattivi di principi attivi delle erbe. Per ciò che riguarda il suo uso nei sacrifici, non dimentichiamo che l'idromele non è come il succo d'uva, che ha degli zuccheri in quelle particolari proporzioni e nulla più, aumentando il miele usato nella miscela da fermentare, non solo si aumenta il gusto dolce del prodotto finale ma anche il suo grado alcolico. Il grado alcolico dell'idromele antico era piuttosto potente, diciamo che l'idromele era, in tempi in cui la distillazione era sconosciuta, il superalcolico odierno. E noi sappiamo che c'e' una relazione diretta tra l'uso di alcune sostanze che danno una percezione alterata della realtà ed alcune religioni. Di pari passo l'idromele arrivò nei paesi del nord-Europa che seppero valorizzarlo non avendo il vino robusto ma solo la debola birra da opporgli; e allora i Celti, i Sassoni, i Vichinghi, gli Scandinavi, quelli che noi chiamiamo barbari, insomma, che non potevano coltivare la vite, lo produssero perché sottolineasse le loro feste dei cambi di stagione, ed ancora adesso è rimasta l'abitudine di prepararlo per festeggiare equinozi e solstizi nei paesi scandinavi. |
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